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venerdì 6 settembre 2013

Roundup è il diserbante che contiene Glyphosate (brevetto Monsanto) usato dal Comune di Aquino

.Roundup è il nome commerciale del diserbante che viene usato nel Comune di Aquino in provincia di Frosinone. La molecola attiva di questo erbicida è il Glyphosate (N-(fosfonometil)glicina, C3H8NO5P analogo aminofosforico della glicina, inibitore dell'enzima 3-fosfoshikimato 1-carbossiviniltransferasi (EPSP sintasi), noto come erbicida totale (non selettivo), di cui Monsanto possedeva ilbrevetto di produzione, scaduto nel 2001.
Il glifosato è un diserbante sistemico di post-emergenza non selettivo (fitotossico per tutte le piante). A differenza di altri prodotti, viene assorbito per via fogliare (prodotto sistemico), ma successivamente traslocato in ogni altra posizione della pianta per via prevalentemente floematica. Questo gli conferisce la caratteristica di fondamentale importanza di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, come rizomi, fittoni e carnosi  che in nessun altro modo potrebbero essere devitalizzati.
L'Università Argentina ha pubblicato il seguente studio:Alessandra Paganelli , Victoria Gnazzo , Helena Acosta , Silvia L. López , e Andrés Carrasco E. *
Laboratorio di embriologia molecolare, CONICET-UBA, Facultad de Medicina, Universidad de Buenos Aires, Paraguay 2155, 3 ° piso (1121), Ciudad Autónoma de Buenos Aires, Argentina
L'assorbimento del prodotto avviene in 5-6 ore, e il disseccamento della vegetazione è visibile in genere dopo 10-12 giorni. Il glifosato è un forte chelante, il che significa che immobilizza i micronutrienti critici, rendendoli indisponibili per la pianta. Ne deriva che l'efficienza nutrizionale genetica delle piante ne viene profondamente compromessa. C'è stata polemica in corso per quanto riguarda i possibili effetti negativi di glifosato sull'ambiente e sulla salute umana. Segnalazioni di difetti neurali e malformazioni cranio-facciali provenienti da regioni in cui gli erbicidi a base di glifosato (GBH) sono utilizzati ci ha portato ad intraprendere un approccio embriologico di esplorare gli effetti di dosi basse di glifosato in fase di sviluppo. Xenopus laevis embrioni sono stati incubati con 1/5000 diluizioni di un GBH commerciale. Gli embrioni trattati erano altamente anormale con marcate alterazioni sviluppo cresta cefalica e neurali e accorciamento dell'asse antero-posteriore (AP). Alterazioni sui marcatori della cresta neurale sono stati successivamente correlati con deformità delle cartilagini craniche nelle fasi girino. Embrioni iniettati con puro glifosato hanno mostrato fenotipi molto simili. Inoltre, GBH prodotto effetti simili in embrioni di pollo, mostrando una graduale perdita di domini rhombomere, riduzione delle vescicole ottiche e microcefalia.Questo suggerisce che il glifosato stesso era responsabile dei fenotipi osservati, piuttosto che un tensioattivo o altro componente della formulazione commerciale. Un saggio del gene reporter ha rivelato che il trattamento GBH aumentato l'acido retinoico endogeno (RA) attività in Xenopus embrioni e co-trattamento con un antagonista del RA in salvo gli effetti teratogeni del GBH. Pertanto, si conclude che i fenotipi prodotti dalla GBH sono principalmente una conseguenza dell'aumento dell'attività retinoide endogena. Questo è coerente con la diminuzione di Sonic hedgehog (Shh) segnalazioni dalla linea mediana dorsale embrionale, con l'inibizione del Otx2 espressione e con l'interruzione della cresta neurale cefalica sviluppo. L'effetto diretto del glifosato sui primi meccanismi di morfogenesi negli embrioni dei vertebrati apre le preoccupazioni circa i risultati clinici da prole umana in popolazioni esposte a GBH .
Subito dopo l'anno 2000 l'Università Svedese iniziò a segnalare diversi problemi come la sterilità maschile indotta da questo erbicida e soprattutto perchè capace di indurre il cancro. 
Glifosate pesticidi (Roundup) l'esposizione è un fattore di rischio per il linfoma non-Hodgkin e leucemia peloso cellulare. 
Astratto Titolo:
L'esposizione a pesticidi come fattore di rischio per il linfoma non-Hodgkin e la leucemia a cellule capellute: un'analisi combinata di due studi caso-controllo svedese.
Estratto Fonte:

Leuk Lymphoma. 2002 Maggio, 43 (5) :1043-9. PMID: 12148884
Astratto Author (s):
Lennart Hardell, Mikael Eriksson, Marie Nordstrom
Articolo:
Dipartimento di Oncologia, Orebro University Hospital, in Svezia. lennart.hardell @ orebroll.se
Estratto:
Aumentato rischio di linfoma non-Hodgkin (NHL) a seguito di esposizione a certi pesticidi è stato precedentemente riportato. Per chiarire ulteriormente l'importanza di acidi fenilacetici e altri pesticidi nell'eziologia della NHL un'analisi aggregata è stata effettuata su due studi caso-controllo, uno su NHL e un altro sulla leucemia a cellule capellute (HCL), un raro sottotipo di NHL. Gli studi sono stati popolazione sulla base di casi identificati dal registro tumori e controlli dal registro della popolazione.Valutazione dei dati è stata accertata dal questionari completati per telefono da intervistatori appositamente addestrati. L'analisi combinata di NHL e HCL si è basata su 515 casi e 1141 controlli.Aumento dei rischi in analisi univariata sono stati trovati per i soggetti esposti a erbicidi (OR 1,75, IC 95% 1,26-2,42), insetticidi (OR 1,43, IC 95% 1,08-1,87), fungicidi (OR 3.11, IC 95% 1,56-6,27) e impregnanti (OR 1,48, IC 95% 1,11-1,96). Tra gli erbicidi, associazioni significative sono state trovate per il glifosato (OR 3,04, IC 95% 1,08-8,52) e acido fenossiacetico 4-cloro-2-metil (MCPA) (OR 2,62, IC 95% 1,40-4,88). Per diverse categorie di pesticidi il più alto rischio è stata trovata per l'esposizione durante gli ultimi decenni prima della diagnosi.

Dopo queste poche considerazioni, in quanto oramai per riportare la bibliografia su questa sostanza ci dilungherebbe tantissimo, ci fa specie il Comune di  Aquino che pochi mesi fa (nel mese di maggio 2013) ha acquistato il Roundup per disperderlo sul suo territorio. Ora lo avviseremo con una lunga missiva riportando tutte le informazioni disponibili allegando anche la decisione della provincia di Oristano che ha messo al bando il diserbante per la sua tossicità. Ci fa meraviglia poi il fatto che sulla scheda tecnica ci sia scritto: "Non esiste antidoto" e nonostante ciò gli operatori si prestano al suo utilizzo a rischio della propria vita in caso di intossicazione acuta. Di seguito la foto della fattura di acquisto del Roundup da parte del Comune di Aquino come prova inoppugnabile dell'uso di questa sostanza.



sabato 31 agosto 2013

Le discariche "ufficiali" seppellite in Provincia di Frosinone non inquinano per convenzione?

Una convenzione è un accordo tra due o più soggetti (persone fisiche, enti, stati ecc.) con il quale gli stessi regolano questioni di comune interesse. La convenzione, nella pratica denominata anche patto o accordo, non è necessariamente fatta per iscritto, anche se la scrittura è mezzo efficace per documentare i termini dell'accordo ed evitare future contestazioni. D'altra parte, una convenzione può essere conclusa anche in modo tacito, quando i soggetti adeguano spontaneamente il loro comportamento a certe regole, pur senza essersi formalmente impegnati a farlo.
Rispetto della convenzione
Concluso l'accordo, si apre la fase di esecuzione dello stesso, durante la quale le parti, ossia i soggetti che l'hanno concluso, devono mantenere comportamenti coerenti con gli impegni assunti. Il problema di assicurare tale coerenza (enforcement) è in parte risolto dal fatto che le parti, se hanno concluso l'accordo, hanno interesse a che la regolamentazione in esso contenuta venga attuata, almeno finché non sopravvengano mutamenti delle circostanze di fatto tali da far venire meno questo interesse. Inoltre chi conclude un accordo mette in gioco il "capitale" di fiducia di cui dispone sicché, ove in seguito non rispettasse gli impegni assunti, verrebbe probabilmente giudicato inaffidabile e avrebbe difficoltà a concludere ulteriori accordi; d'altra parte un comportamento del genere potrebbe essere in contrasto con i valori di correttezza e onestà nei quali si riconosce. Infine, in certi casi, la parte inadempiente potrebbe soggiacere a ritorsioni di vario tipo a opera delle altre.

Da quanto detto emerge che la convenzione ha in sé una certa attitudine ad assicurare il proprio rispetto (è self-enforcing) che, tuttavia, è fortemente influenzata dalle valutazioni d'interesse delle parti: è possibile, infatti, che una di esse, in certe circostanze, possa ritenere più conveniente sacrificare il proprio "capitale" di fiducia o esporsi alle ritorsioni piuttosto che rispettare gli impegni assunti. Per questo motivo l'ordinamento giuridico interviene per assicurare in modo più efficace il rispetto delle convenzioni o, per lo meno, di quelle che ritiene meritevoli della sua tutela, rendendole giuridicamente vincolanti, ossia sancendo l'obbligo per le parti di comportarsi secondo gli impegni assunti (in ossequio al principio espresso nel brocardo "pacta sunt servanda") e prevedendo una sanzione in caso di violazione di tale obbligo. Ciò non toglie che, anche in presenza di siffatta tutela giuridica, le parti, per vari motivi, possano scegliere di rinunciarvi, escludendo la vincolatività giuridica dell'accordo e riponendo la garanzia della sua osservanza nella loro onestà e correttezza (è il cosiddetto gentlemen's agreement, letteralmente: "accordo tra gentiluomini").
Negli ultimi giorni sono tornati alla ribalta i rifiuti seppelliti nel Basso Lazio in seguito alle interviste del pentito di camorra Carmine Schiavone ma anche per le dichiarazioni di palese condanna da parte del Senatore della Repubblica Italiana On. Spilabotte. Di fatto però la Provincia di Frosinone oltre a subire il fantasma della camorra con i suoi loschi traffici si ritrova nel suo territorio numerose discariche seppellite "ufficialmente", dalla Pubblica Amministrazione, oppure poste in bella vista come monumenti al degrado.
Quale è la differenza tra le discariche ufficiali (non caratterizzate) seppellite e quelle non ufficiali seppellite con il metodo Schiavone? La risposta è filosofica e politica allo stesso tempo! Le discariche ufficiali vengono messe ufficialmente nel dimenticatoio istituzionale e la loro documentazione seppellita nei meandri della burocrazia e di conseguenza non inquinano perchè scadute per convenzione mentre quelle seppellite con il metodo Schiavone vengono alla ribalta perchè fanno notizia sui giornali locali, sulle tv e sulle testate Nazionali.
Non esiste un elenco delle discariche "ufficiali" che per convenzione non inquinano e che sono seppellite in Provincia di Frosinone ma sono note quelle di Monte Castellone a Monte San Giovanni Campano, quella di Valpara a Sora ma anche una messa in bella vista nel Comune di Frosinone in via Le Lame ribattezzata Monte Rubbish per la sua maestosa imponenza come al momento non è disponibile l'elenco delle discariche "spifferate" dal delinquente Schiavone.
Con questo costrutto sul Blog War on Dump si vuole ricordare al Sentaore On. Spilabotte che le discariche non sono di serie A oppure di serie B in quanto tutte quante (Legali o illegali) contribuiscono ad avvelenare la nostra terra .
Le convenzioni possono essere stabilite tra gli uomini ma il risultato non cambia assolutamente: Le discariche ufficiali inquinano alla stessa stregua di quelle della camorra solo che si differenziano nel contenuto almeno si spera.



Discarica seppellita in località Valpara - Sora - Provincia di Frosinone





Discarica "Monte Rubbish" in via Le Lame - Comune di Frosinone -  

mercoledì 28 agosto 2013

Manuale di nuove applicazioni Ambientali secondo il metodo "Schiavone"

Come ti sistemo le discariche a Monte San Giovanni Campano? Semplice si adotta il metodo "Schiavone". Una volta che si è creato il problema si seppelliscono con tanti camion di terra e pietre. Occhio che non vede cuore che non duole. Le discariche di Laoria e Grotte Lorenzo sono state seppellite seguendo il manuale del metodo Schiavone mostrato nel film Gomorra. La prima discarica a subire l'applicazione fu quella di Laoria ma War on Dump non esisteva ancora e nonostante le proteste il tutto passò inosservato. La seconda a subire lo stesso trattamento poco più di un anno e mezzo dopo è stata quella di Grotte Lorenzo. Questa volta però la cosa non è passata inosservata e neppure sotto gamba. Sono stati chiamati sia i Carabinieri che la Polizia Locale oltre che i giornalisti.




La prima discarica seppellita ( sito di Laoria) passò inosservato. Questa volta no! 


Tg 24 Live 








giovedì 25 luglio 2013

 CERVARO:  loc. FAIO "Ponte ferrovia"  
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UN CASO EMBLEMATICO.  A CERVARO. LOC.FAIO - PONTE  FERROVIA -  DA TROPPO TEMPO SI ABBANDONANO RIFIUTI DI OGNI GENERE.   SEGNALATO SU WAR ON DUMP    IN DATA  3 LUGLIO 2013 visualizza in mappa   
In data 5 Luglio 2013  a seguito di sopralluogo sono state fatte ulteriori foto, con abbondanti segnalazioni. 

5 Luglio 
5 Luglio













In data 23 Luglio altro sopralluogo, constatando che i rifiuti (sempre gli stessi con altre aggiunte)  erano fuoriusciti dai sacchetti.

23 Luglio

23 Luglio
23 Luglio
In data 24 Luglio 2013 è stato inoltrata presso il Comune di Cervaro  e assunta al prot. la segnalazione scritta prot. 8232, ed informata la Procura di Cassino,  per la  discarica abusiva  ai sensi del  d.l.256/06 art.152. 
25 Luglio 2013




25 Luglio 2013

In data 25 luglio, lo stato dei luoghi è inalterato,  con foto piu' ravvicinate si risale ad alcuni indizi (tra i rifiuti)  di nominativi ed indirizzi commerciali. 
25 Luglio 2013

25 Luglio 2013
Ci teniamo a dire  con un po' di amarezza, che  il gesto deplorevole di  quelle persone o per chiunque si è spinto anche sconsideratamente all'abbandonare i rifiuti,  passa in secondo piano rispetto i danni che ne possono derivare per la salute  pubblica e la compromissione della nostra terra.  Purtroppo un controllo e un'azione celere dell'amministrazione non c'è, quindi noi cittadini  ci stiamo organizzando affinchè le cose vadino un tantino meglio che in passato!.  
25 Luglio 2013
--------------------------------------------   aggiornato ore16.45  ----  25 luglio-------

sabato 20 luglio 2013

Ceprano - Pneumatici sul ciglio della strada

Pneumatici da autocarro abbandonati sul ciglio della strada. Semi coperti dai rovi.
Ancora un cittadino parassita che ha voluto delegare ai suoi compaesani lo smaltimento dei suoi rifiuti speciali.
Voglio ricordare che i pneumatici sono ampiamente riciclabili sia come gomma che come acciaio. Forse un giorno saremo talmente evoluti da capire anche noi italiani che i rifiuti, se ben gestiti, costituiscono una risorsa.
Oltre i rovi si stende un campo coltivabile su cui insistono in bella mostra rifiuti vari.

Fausto Bernardini




venerdì 19 luglio 2013

Boccafolle - Cittadino consapevole vs cittadini parassiti

Con piacevole sorpresa oggi ho trovato questo cartello poggiato ai due ennesimi elettrodomestici abbandonati vicino a un cassonetto. Nel testo che ricalca il nostro invito diffuso su volantino pochi giorni fa, si invitano gli inquinatori a servirsi del numero verde per il ritiro gratuito degli ingombranti e a non abbandonare calcinacci vicino i cassonetti perchè "qui non è una discarica".
Il gesto di questo cittadino consapevole, oltre ad ammonire gli sconsiderati che se ne fregano dell'ambiente e nel contempo sovraccaricano la comunità di spese per le bonifiche che si potrebbero evitare, sopperisce alla carenza di informazione da parte dell'Amministrazione a cui basterebbe davvero poco per diffondere quantomeno la conoscenza dei canali giusti per i cittadini che debbano disfarsi di rifiuti che non rientrano nella normale gestione della raccolta.
Tutti gli elettrodomestici contengono materiali altamente inquinanti e in special modo i televisori e gli schermi in genere se abbandonati nell'ambiente rilasciano metalli pesanti altamente inquinanti che se diffusi in terreni coltivati rientrano nella catena alimentare con gravi danni per la salute.

A giudicare dalla grafia, dal tono fermo e serafico non sembra si tratti di un rampante giovanotto "attivista" da social network. Mi piacerebbe stringere la mano a questo signore e complimentarmi con lui per il suo bel gesto.

Fausto Bernardini



venerdì 28 giugno 2013

Alatri - L'ex campo di concentramento delle Fraschette

Il campo presenta diverse criticità, insieme a quelle strutturali, anche ambientali e di pubblica sicurezza.
Sebbene siano stati installati dissuasori per evitare il passaggio di scaricatori abusivi, rimane inquinato da pneumatici e da una miriade di oggetti abbandonati e di rifiuti plastici di vario tipo.
Nonostante sul luogo insista un vincolo storico paesaggistico il sito non viene valorizzato in nessuna maniera se non per iniziative private di singoli cittadini volenterosi che, fra siringhe e pozzi a cielo aperto rischiano per migliorare un bene pubblico.
Questo stato di cose lascia questa perla di storia nel degrado più totale. Il problema del campo di concentramento delle Fraschette è anche la competenza, in quanto, insiste sul territorio di Alatri, ma di effettiva proprietà e gestione dell'Agenzia del Demanio.


mercoledì 26 giugno 2013

Isola del Liri - sulla strada per Arpino

A volte ti sembra di camminare su una strada abbastanza pulita, le solite bottigliette di plastica e poco più, poi oltre la curva fanno capolino un paio di pneumatici sul ciglio della strada, sull'altro lato un manufatto apparentemente in eternit che lo scellerato che lo ha abbandonato, forse per alleviare il rimorso ha ricoperto malamente di plastica. Un pò più avanti dopo i pneumatici qualche pezzo di pannello in cartongesso.
La curiosità spinge a sporgere l'obiettivo oltre il ciglio e nella scarpata lo spettacolo è davvero degno di nota con pezzi di mobili, paraurti e frigoriferi immersi nel boschetto.











domenica 23 giugno 2013

Valle del Sacco - Te la freghi l'Odissea di Omero -

 Il sequestro dell'Italcementi a Colleferro, quattro anni dopo i sigilli apposti al grande inceneritore nello stesso comune, riaccende i riflettori sulla «valle dei veleni». Nel corso di un secolo l'industrializzazione selvaggia ha compromesso il territorio attraversato dal fiume Sacco e la sua popolazione: qui infatti, sin dal 1912, è presente l'industria bellica. La stessa che, negli anni '80, arrivò ad aiutare il dittatore Saddam Hussein. E ancor oggi prosegue la produzione a servizio della chimica di guerra, ma il segreto militare resta impenetrabile e non consente di offrire le reali dimensioni del fenomeno. 
Sulla Valle del Sacco insiste poi l'impatto dell'impianto per il trattamento dei rifiuti bloccato dal Noe dei carabinieri nel 2009, nonché quello della produzione di un insetticida (vietato solo dal 2001) finito nel foragio e nel latte crudo di 32 aziende bovine e 9 ovine: indagini epidemiologiche analizzano da tempo sospette morie di bestiame e di pesci nel fiume, nonchè numerosio casi di tumori nella popolazione. Con un inquinamento ambientale che, nel complesso, potrebbe superare quello contestato intorno all'Ilva di Taranto.
L'industria bellica a Colleferro nel 1912L'industria bellica a Colleferro nel 1912
CENTO ANNI DI GUERRA - Nello scioccante studio - ignorato dai più - prodotto nel 2012 da Legambiente sulle armi chimiche in Italia, tra i siti sotto indagine spicca la Valle del Sacco. Si legge nel dossier: «A Colleferro quest’anno ricorre il centesimo anno dell’industrializzazione dell’area che ospita già dal 1912 produzioni belliche (Snia, BPD), in particolare dedicate alla fornitura di tecnologie atte a trasformare armi convenzionali in armi chimiche. Una produzione che continua anche negli anni successivi alla II Guerra mondiale, tanto che alcuni documenti riportano una correlazione tra la produzione dell’industria bellica di Colleferro e le tecnologie fornite all’Iraq di Saddam Hussein negli Anni '80». 
Ancora oggi nell’area sono attive produzioni belliche «ma sull’inquinamento ci sono ancora poche informazioni pubbliche, a causa del segreto militare - spiegano gli ambientalisti - e di una contaminazione molto complessa che deriva da tantissime attività che si sono succedute negli anni in tutta la Valle del Sacco, diventata recentemente "Sito di interesse nazionale da bonificare"».
SEGRETI PER REGIO DECRETO - Scrive ancora Legambiente: «Parte del sito industriale di Colleferro è ancora oggi “coperto” dal Regio Decreto 11 luglio 1941, n. 1161 – Norme relative al segreto militare - e dal Regolamento di Pubblica Sicurezza del Regio Decreto 6 maggio 1940, numero 635, che ha favorito l’assenza di controlli in materia ambientale. Ai primi Anni ’90 risale il ritrovamento di fusti tossici contenenti scarti di produzione delle aziende colleferrine. Nel 2005, in seguito alla contaminazione da β-HCH (beta-esaclorocicloesano), derivante dalle produzioni interrate di insetticidi, si è istituito il "Sito di Interesse Nazionale di Bonifica", oggi uno dei più estesi in Italia».
Un camion porta i rifiuti al termovalorizzatore di Colleferro (Jpeg)Un camion porta i rifiuti al termovalorizzatore di Colleferro (Jpeg)
BONIFICA MISTERIOSA - «La relazione dell’Ufficio Commissariale per l’emergenza della Valle del Sacco del 2009 non evidenzia il ritrovamento di sostanze legate alla produzione bellica. Ma documenti Usl (Anni ’90) sottolineano le tipologie di «sostanze utilizzate dall’industria bellica, al tempo stesso industria chimica». La relazione dell’Ufficio Commissariale - prosegue lo studio - indica che molte operazioni di bonifica all’interno del sito industriale «sono state effettuate dalle stesse aziende, senza che ne siano stati esplicitati i termini». Nel 2009, circa il 30% dell’area industriale era «oggetto di caratterizzazione in itinere o in previsione»: un problema che riguardava «tutte le aree di pertinenza delle aziende belliche, le stesse che ne dovranno redigere i piani di caratterizzazione».
FORNITORI DI SADDAM HUSSEIN - Quanto ai clienti dell'industria bellica, «nel 1982, l’Iraq di Saddam Hussein, come molti altri Paesi emergenti», stava effettuando la sua corsa al riarmo, «progettando e costruendo la sua macchina bellica in chiave anche chimica e di distruzione di massa, con l’ausilio delle capacità produttive e ingegneristiche di Paesi avanzati... I rapporti Unmovic, ovvero della Commissione ispettiva creata dalle Nazioni Unite nel 1999 al fine di monitorare le capacità belliche dell’Iraq, fanno emergere «notizie di collaborazione tra l’Iraq e aziende italiane, non menzionate però esplicitamente», ribadisce Legambiente.
La Simmel Difesa, dove nel 2007 un' esplosione uccise un operaio e ne ferì altri tre (Ansa)La Simmel Difesa, dove nel 2007 un' esplosione uccise un operaio e ne ferì altri tre (Ansa)
DALL'IRAQ ALLA'ARABIA SAUDITA - Il giornalista Gianluca Di Feo, in Veleni di Stato (2010), ricostruisce tasselli essenziali circa la responsabilità delle produzioni belliche colleferrine (Snia BPD), in particolare relativamente alla «fornitura di tecnologie atte a trasformare armi convenzionali in armi chimiche, scavalcando le convenzioni internazionali». Infine: «In tempi recenti (2006), le industrie belliche di Colleferro (ora Simmel Difesa SpA) vendono ancora unità di ricambio di armamenti modificabili in vettori chimici a paesi come l’Arabia Saudita, trasferibili ad altri paesi ex Legge 185/90, che non garantisce l’ end use. Non è dato sapere, in ultima analisi, quali altri paesi siano in possesso di tecnologia italiana per la modifica di armi convenzionali in armi chimiche».
Mario Cacciotti,  sindaco di Colleferro (foto Eidon)Mario Cacciotti, sindaco di Colleferro (foto Eidon)
UN FIUME DI INSETTICIDI - Ripercorrendo, invece, la recente storia della Valle del Sacco, non si può che rimanere sbalorditi da quanto la vicenda dell'inquinamento sia stata letteralmente sminuita: a raccontarla in maniera drammatica solo le indagini epidemiologiche, oltre a sospette morie di bestiame e di pesci nel fiume accompagnate da una sequela di esposti e denunce sui disastri ambientali che si sono susseguiti negli anni tra la bassa provincia Roma - in particolare Colleferro, Valmontone, Gavignano - e l'alta Ciociaria. Ad avvelenare la zona, in particolare, sarebbe stata un'azienda produttrice di un insetticida che conteneva Beta-HCH. La sostanza era contenuta nel lindano, antiparassitario vietato solo nel 2001. Fu nel 2005 che scoppiò il caso, a seguito dei risultati analitici di campioni di latte crudo di un’azienda agricola di Gavignano che evidenziavano livelli di beta- esaclorocicloesano (β-HCH), un composto organico persistente, molte volte superiore ai livelli limite di legge per la matrice considerata.
Mucche in una stalla della Valle del Sacco (Ciofani)Mucche in una stalla della Valle del Sacco (Ciofani)
ANIMALI ABBATTUTI - I veleni confluiti dai terreni dell'azienda che produceva l'antiparassitario nel suolo e nelle acque, come rilevò l'Istituto zooprofilattico, confluirono nel fiume che distrusse ciò che attraversava: 32 aziende bovine, una bufalina e 9 ovine vicine a dove era stato riscontrato il primo campione positivo, presentavano altre positività e la molecola incriminata venne rilevata anche nei foraggi per l’alimentazione animale. Con l'amministrazione Marrazzo venne dichiarato lo stato di emergenza: venne istituito un commissario ad hoc e furono abbattuti in via cautelativa 6000 capi di bestiame mettendo in ginocchio la zootecnia della Valle. Partono anche le prime bonifiche dei siti inquinati. Ad oggi la contaminazione dell'area perimetrata ed oggetto degli interventi, si sarebbe ridotta «tra il 30 ed il 40% rispetto ai valori iniziali (fonte: assessorato all'ambiente, agosto 2012)».
Colleferro, l'area del termovalorizzatore  Colleferro, l'area del termovalorizzatore
INDAGINE EPIDEMIOLOGICA - Nel 2008 la prima indagine epidemiologica - ne verrà fatta un'altra due anni dopo con esiti stranamente più miti - evidenziò i gravi problemi per la salute portati da anni di avvelenamento. Come scrive il rapporto della Asl Roma E: «L’area di Colleferro è stata oggetto di un inquinamento ambientale da fonti molteplici e le modalità di contaminazione umana sono state diverse. Il complesso industriale ha sicuramente causato un inquinamento dell’aria da sostanze chimiche e prodotti della lavorazione fin dai primi tempi della propria attività e i cui livelli e la cui estensione nel territorio sono oggi poco documentabili». I lavoratori - prosegue il testo - «sono stati esposti a sostanze tossiche in ambiente di lavoro, in particolare prodotti chimici ed amianto».
L'impianto dove si producevano i pesticidi organiciL'impianto dove si producevano i pesticidi organici
PESTICIDI NEL CIBO - Le persone che hanno risieduto lungo il fiume hanno assorbito ed accumulato nel tempo pesticidi organici soprattutto tramite la via alimentare. I risultati della indagine mostrano che alcuni effetti sanitari possono essere ragionevolmente messi in rapporto con tali esposizioni. «Il quadro di aumento della patologia respiratoria e cardiovascolare riscontrato nel comune di Colleferro e nelle aree rurali vicine - dice l'indagine - può essere in parte attribuibile all’inquinamento dell’aria negli anni trascorsi. Gli eccessi di tumore della pleura possono essere messi in rapporto con la esposizione ad amianto in ambito occupazionale mentre la esposizione a sostanze chimiche può aver causato l’eccesso di tumori della vescica tra gli operai esposti». Tanto che l'area è stata ribattezzata «la Valle dei tumori». Mancano aggiornamenti recenti: nell'agosto 2012, ad una interrogazione dei radicali del Lazio, non rispose la presidente Polverini in veste di delegato alla salute, ma solo l'assessorato all'Ambiente.
UN CASO ILVA A SUD DI ROMA - E torniamo ai giorni nostri. «Se alla situazione emersa dell’Italcementi, si aggiunge un contesto ambientale già gravemente compromesso, in un territorio sul quale insiste anche l’inceneritore, già finito sotto la lente degli inquirenti per dei gravissimi illeciti ambientali, si compone un quadro di devastazione ambientale pari a quello dei siti più inquinati d’Italia, come l’Ilva di Taranto». E nella zona il futuro sembra parlare di nuove ferite per l'ambiente: dopo anni di sversamenti nella discarica di Colleferro, di incenerimento dei rifiuti, di pneumatici e biomasse, infatti, si vogliono installare anche impianti di Tmb (trattamento biologico meccanico dei rifiuti) per produrre combustibile da rifiuto.
NO TAX AREA INVECE DEI RIFIUTI - I verdi del Lazio, contrari a nuove opere, propongono un'alternativa: «Non possiamo permettere che si costruiscano altri impianti per alimentare gli inceneritori - conclude - un altro modello di sviluppo è possibile, e passa per la filiera della riduzione, del riuso, della raccolta differenziata e del riciclo e dal rilancio del territorio che passa attraverso le bonifiche». A margine dell'ultima manifestazione celebrata nella zona, : «Chiediamo che sia istituita subito una "No Tax area" per la Valle del Sacco, per attrarre imprese e lavoro e portare sviluppo a quest'area - troppo a lungo sacrificata dalle scelte della politica con rifiuti e inquinamento - e un processo di bonifiche che la restituisca ai cittadini».