di Graziano Terenzi
Discarica di Vignatonica, o più precisamente Vignatomica, come risulta
da alcuni documenti catastali, è un sito di interesse nazionale....e lo è
non certo per la sua bellezza. Si narra
che l'antico proprietario avesse chiamato la collina in questo modo per
via di quello che ci avevano seppellito sotto.
Purtroppo più
che leggenda si tratta di una realtà, visto che le indagini finalizzate
al recupero e messa in sicurezza dell'area, svolte a partire dagli anni
90, ha rilevato la presenza di metalli pesanti e inquinanti pericolosi
per la salute fino al livello della falda acquifera....a 100 metri dal
fiume Sacco e a breve distanza da un pozzo con il quale per lunghi anni
sono state dissetate generazioni di Ceccanesi.
Collocata nel
centro della città a pochi metri dal centro storico, si tratta di una
delle emergenze ambientali e urbane più vecchie....e si trova ancora là,
promossa al rango di "Ecocentro", fuori di ogni logica e lontano anni
luce da qualunque considerazione di buonsenso.
La discarica si trova in via Anime Sante appena sotto il cimitero — a Ceccano.
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giovedì 26 settembre 2013
lunedì 16 settembre 2013
Campoli Appenino - Cataste di eternit nel letto del torrente Lacerno
Grandi quantità di eternit nel letto del torrente Lacerno, località Vallefredda, comune di Campoli Appennino (confine con Sora).
Le cataste di eternit sono state abbandonate lì già da qualche anno.
Le cataste di eternit sono state abbandonate lì già da qualche anno.
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sabato 20 luglio 2013
Ceprano - Pneumatici sul ciglio della strada
Pneumatici da autocarro abbandonati sul ciglio della strada. Semi coperti dai rovi.
Ancora un cittadino parassita che ha voluto delegare ai suoi compaesani lo smaltimento dei suoi rifiuti speciali.
Voglio ricordare che i pneumatici sono ampiamente riciclabili sia come gomma che come acciaio. Forse un giorno saremo talmente evoluti da capire anche noi italiani che i rifiuti, se ben gestiti, costituiscono una risorsa.
Oltre i rovi si stende un campo coltivabile su cui insistono in bella mostra rifiuti vari.
Fausto Bernardini
Ancora un cittadino parassita che ha voluto delegare ai suoi compaesani lo smaltimento dei suoi rifiuti speciali.
Voglio ricordare che i pneumatici sono ampiamente riciclabili sia come gomma che come acciaio. Forse un giorno saremo talmente evoluti da capire anche noi italiani che i rifiuti, se ben gestiti, costituiscono una risorsa.
Oltre i rovi si stende un campo coltivabile su cui insistono in bella mostra rifiuti vari.
Fausto Bernardini
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venerdì 19 luglio 2013
Boccafolle - Cittadino consapevole vs cittadini parassiti
Con piacevole sorpresa oggi ho trovato questo cartello poggiato ai due ennesimi elettrodomestici abbandonati vicino a un cassonetto. Nel testo che ricalca il nostro invito diffuso su volantino pochi giorni fa, si invitano gli inquinatori a servirsi del numero verde per il ritiro gratuito degli ingombranti e a non abbandonare calcinacci vicino i cassonetti perchè "qui non è una discarica".
Il gesto di questo cittadino consapevole, oltre ad ammonire gli sconsiderati che se ne fregano dell'ambiente e nel contempo sovraccaricano la comunità di spese per le bonifiche che si potrebbero evitare, sopperisce alla carenza di informazione da parte dell'Amministrazione a cui basterebbe davvero poco per diffondere quantomeno la conoscenza dei canali giusti per i cittadini che debbano disfarsi di rifiuti che non rientrano nella normale gestione della raccolta.
Tutti gli elettrodomestici contengono materiali altamente inquinanti e in special modo i televisori e gli schermi in genere se abbandonati nell'ambiente rilasciano metalli pesanti altamente inquinanti che se diffusi in terreni coltivati rientrano nella catena alimentare con gravi danni per la salute.
A giudicare dalla grafia, dal tono fermo e serafico non sembra si tratti di un rampante giovanotto "attivista" da social network. Mi piacerebbe stringere la mano a questo signore e complimentarmi con lui per il suo bel gesto.
Fausto Bernardini
Il gesto di questo cittadino consapevole, oltre ad ammonire gli sconsiderati che se ne fregano dell'ambiente e nel contempo sovraccaricano la comunità di spese per le bonifiche che si potrebbero evitare, sopperisce alla carenza di informazione da parte dell'Amministrazione a cui basterebbe davvero poco per diffondere quantomeno la conoscenza dei canali giusti per i cittadini che debbano disfarsi di rifiuti che non rientrano nella normale gestione della raccolta.
Tutti gli elettrodomestici contengono materiali altamente inquinanti e in special modo i televisori e gli schermi in genere se abbandonati nell'ambiente rilasciano metalli pesanti altamente inquinanti che se diffusi in terreni coltivati rientrano nella catena alimentare con gravi danni per la salute.
A giudicare dalla grafia, dal tono fermo e serafico non sembra si tratti di un rampante giovanotto "attivista" da social network. Mi piacerebbe stringere la mano a questo signore e complimentarmi con lui per il suo bel gesto.
Fausto Bernardini
venerdì 12 luglio 2013
Ceprano - Discarica distribuita lungo la linea AV
Ci segnalano da Ceprano, con un'esauriente carrellata fotografica una discarica distribuita lungo una strada bianca che costeggia la linea dell'alta velocità Roma - Napoli. All'altezza del ponte autostradale che sovrasta la ferrovia.
I rifiuti qui presenti non sono ammucchiati ma distribuiti nei canali di scolo e sul ciglio della carrareccia. Oltre ai pneumatici (un classico) ci sono scatoloni di videocassette, sanitari, manufatti in plastica e materassi, di cui uno presente da parecchio tempo visto lo stato di avanzata decomposizione e l'immancabile televisore (fonte di metalli pesanti pronti ad essere rilasciati nel vicino campo coltivato). Confidiamo in una pronta risposta dell'amministrazione comunale che sarà nostra cura di informare quanto prima.
I rifiuti qui presenti non sono ammucchiati ma distribuiti nei canali di scolo e sul ciglio della carrareccia. Oltre ai pneumatici (un classico) ci sono scatoloni di videocassette, sanitari, manufatti in plastica e materassi, di cui uno presente da parecchio tempo visto lo stato di avanzata decomposizione e l'immancabile televisore (fonte di metalli pesanti pronti ad essere rilasciati nel vicino campo coltivato). Confidiamo in una pronta risposta dell'amministrazione comunale che sarà nostra cura di informare quanto prima.
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sabato 29 giugno 2013
Ceprano - I veleni sotterrati alla fabbrica abbandonata Europress
Il gravissimo problema dei rifiuti tossici sotterrati alla fabbrica Europress è emerso in tutta la sua gravità già da alcuni anni, con servizi sui tg e articoli sui giornali. Ad aprile scorso la giunta comunale di Ceprano ha istituito una commissione per affrontare il problema dei siti inquinati tra cui quello della fabbrica in questione di cui sono stati avviati lavori di bonifica. Non siamo per ora in grado di riportare lo stato di avanzamento di tali lavori.
[Tgr Lazio] I veleni di Ceprano - servizio del tg3 del 16 marzo 2011
rassegna stampa su il Tempo
Ciociaria notizie del 23 luglio 2010
La commissione speciale, articolo de Il Giornale Nuovo, aprile 2013
war on dump - la mappa
[Tgr Lazio] I veleni di Ceprano - servizio del tg3 del 16 marzo 2011
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Ciociaria notizie del 23 luglio 2010
La commissione speciale, articolo de Il Giornale Nuovo, aprile 2013
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venerdì 28 giugno 2013
Monte San Giovanni sulla strada per Colli
Lungo la strada per Colli, all'altezza del paraurti e pneumatico appoggiati sulla parete rocciosa che si vedono nella prima foto, si attraversa la strada e ci si addentra di qualche decina di metri nell'uliveto fino ad arrivare sul ciglio di una scarpata dove inizia la boscaglia. All'interno, all'ombra fresca delle fronde, abbiamo rilevato, su segnalazione di un cittadino, una consistente discarica di grandi sacchi bianchi pieni di materiale non meglio identificato, le scritte sui sacchi permetterebbero di identificarne quantomeno la provenienza.
mercoledì 26 giugno 2013
Isola del Liri - sulla strada per Arpino
A volte ti sembra di camminare su una strada abbastanza pulita, le solite bottigliette di plastica e poco più, poi oltre la curva fanno capolino un paio di pneumatici sul ciglio della strada, sull'altro lato un manufatto apparentemente in eternit che lo scellerato che lo ha abbandonato, forse per alleviare il rimorso ha ricoperto malamente di plastica. Un pò più avanti dopo i pneumatici qualche pezzo di pannello in cartongesso.
La curiosità spinge a sporgere l'obiettivo oltre il ciglio e nella scarpata lo spettacolo è davvero degno di nota con pezzi di mobili, paraurti e frigoriferi immersi nel boschetto.
La curiosità spinge a sporgere l'obiettivo oltre il ciglio e nella scarpata lo spettacolo è davvero degno di nota con pezzi di mobili, paraurti e frigoriferi immersi nel boschetto.
domenica 23 giugno 2013
Valle del Sacco - Te la freghi l'Odissea di Omero -
Il sequestro dell'Italcementi a Colleferro, quattro anni dopo i sigilli apposti al grande inceneritore nello stesso comune, riaccende i riflettori sulla «valle dei veleni». Nel corso di un secolo l'industrializzazione selvaggia ha compromesso il territorio attraversato dal fiume Sacco e la sua popolazione: qui infatti, sin dal 1912, è presente l'industria bellica. La stessa che, negli anni '80, arrivò ad aiutare il dittatore Saddam Hussein. E ancor oggi prosegue la produzione a servizio della chimica di guerra, ma il segreto militare resta impenetrabile e non consente di offrire le reali dimensioni del fenomeno.
Sulla Valle del Sacco insiste poi l'impatto dell'impianto per il trattamento dei rifiuti bloccato dal Noe dei carabinieri nel 2009, nonché quello della produzione di un insetticida (vietato solo dal 2001) finito nel foragio e nel latte crudo di 32 aziende bovine e 9 ovine: indagini epidemiologiche analizzano da tempo sospette morie di bestiame e di pesci nel fiume, nonchè numerosio casi di tumori nella popolazione. Con un inquinamento ambientale che, nel complesso, potrebbe superare quello contestato intorno all'Ilva di Taranto.
L'industria bellica a Colleferro nel 1912
CENTO ANNI DI GUERRA - Nello scioccante studio - ignorato dai più - prodotto nel 2012 da Legambiente sulle armi chimiche in Italia, tra i siti sotto indagine spicca la Valle del Sacco. Si legge nel dossier: «A Colleferro quest’anno ricorre il centesimo anno dell’industrializzazione dell’area che ospita già dal 1912 produzioni belliche (Snia, BPD), in particolare dedicate alla fornitura di tecnologie atte a trasformare armi convenzionali in armi chimiche. Una produzione che continua anche negli anni successivi alla II Guerra mondiale, tanto che alcuni documenti riportano una correlazione tra la produzione dell’industria bellica di Colleferro e le tecnologie fornite all’Iraq di Saddam Hussein negli Anni '80».
Ancora oggi nell’area sono attive produzioni belliche «ma sull’inquinamento ci sono ancora poche informazioni pubbliche, a causa del segreto militare - spiegano gli ambientalisti - e di una contaminazione molto complessa che deriva da tantissime attività che si sono succedute negli anni in tutta la Valle del Sacco, diventata recentemente "Sito di interesse nazionale da bonificare"».
SEGRETI PER REGIO DECRETO - Scrive ancora Legambiente: «Parte del sito industriale di Colleferro è ancora oggi “coperto” dal Regio Decreto 11 luglio 1941, n. 1161 – Norme relative al segreto militare - e dal Regolamento di Pubblica Sicurezza del Regio Decreto 6 maggio 1940, numero 635, che ha favorito l’assenza di controlli in materia ambientale. Ai primi Anni ’90 risale il ritrovamento di fusti tossici contenenti scarti di produzione delle aziende colleferrine. Nel 2005, in seguito alla contaminazione da β-HCH (beta-esaclorocicloesano), derivante dalle produzioni interrate di insetticidi, si è istituito il "Sito di Interesse Nazionale di Bonifica", oggi uno dei più estesi in Italia».
Un camion porta i rifiuti al termovalorizzatore di Colleferro (Jpeg)
BONIFICA MISTERIOSA - «La relazione dell’Ufficio Commissariale per l’emergenza della Valle del Sacco del 2009 non evidenzia il ritrovamento di sostanze legate alla produzione bellica. Ma documenti Usl (Anni ’90) sottolineano le tipologie di «sostanze utilizzate dall’industria bellica, al tempo stesso industria chimica». La relazione dell’Ufficio Commissariale - prosegue lo studio - indica che molte operazioni di bonifica all’interno del sito industriale «sono state effettuate dalle stesse aziende, senza che ne siano stati esplicitati i termini». Nel 2009, circa il 30% dell’area industriale era «oggetto di caratterizzazione in itinere o in previsione»: un problema che riguardava «tutte le aree di pertinenza delle aziende belliche, le stesse che ne dovranno redigere i piani di caratterizzazione».
La Simmel Difesa, dove nel 2007 un' esplosione uccise un operaio e ne ferì altri tre (Ansa)
DALL'IRAQ ALLA'ARABIA SAUDITA - Il giornalista Gianluca Di Feo, in Veleni di Stato (2010), ricostruisce tasselli essenziali circa la responsabilità delle produzioni belliche colleferrine (Snia BPD), in particolare relativamente alla «fornitura di tecnologie atte a trasformare armi convenzionali in armi chimiche, scavalcando le convenzioni internazionali». Infine: «In tempi recenti (2006), le industrie belliche di Colleferro (ora Simmel Difesa SpA) vendono ancora unità di ricambio di armamenti modificabili in vettori chimici a paesi come l’Arabia Saudita, trasferibili ad altri paesi ex Legge 185/90, che non garantisce l’ end use. Non è dato sapere, in ultima analisi, quali altri paesi siano in possesso di tecnologia italiana per la modifica di armi convenzionali in armi chimiche».
Mario Cacciotti, sindaco di Colleferro (foto Eidon)
UN FIUME DI INSETTICIDI - Ripercorrendo, invece, la recente storia della Valle del Sacco, non si può che rimanere sbalorditi da quanto la vicenda dell'inquinamento sia stata letteralmente sminuita: a raccontarla in maniera drammatica solo le indagini epidemiologiche, oltre a sospette morie di bestiame e di pesci nel fiume accompagnate da una sequela di esposti e denunce sui disastri ambientali che si sono susseguiti negli anni tra la bassa provincia Roma - in particolare Colleferro, Valmontone, Gavignano - e l'alta Ciociaria. Ad avvelenare la zona, in particolare, sarebbe stata un'azienda produttrice di un insetticida che conteneva Beta-HCH. La sostanza era contenuta nel lindano, antiparassitario vietato solo nel 2001. Fu nel 2005 che scoppiò il caso, a seguito dei risultati analitici di campioni di latte crudo di un’azienda agricola di Gavignano che evidenziavano livelli di beta- esaclorocicloesano (β-HCH), un composto organico persistente, molte volte superiore ai livelli limite di legge per la matrice considerata.
Mucche in una stalla della Valle del Sacco (Ciofani)
ANIMALI ABBATTUTI - I veleni confluiti dai terreni dell'azienda che produceva l'antiparassitario nel suolo e nelle acque, come rilevò l'Istituto zooprofilattico, confluirono nel fiume che distrusse ciò che attraversava: 32 aziende bovine, una bufalina e 9 ovine vicine a dove era stato riscontrato il primo campione positivo, presentavano altre positività e la molecola incriminata venne rilevata anche nei foraggi per l’alimentazione animale. Con l'amministrazione Marrazzo venne dichiarato lo stato di emergenza: venne istituito un commissario ad hoc e furono abbattuti in via cautelativa 6000 capi di bestiame mettendo in ginocchio la zootecnia della Valle. Partono anche le prime bonifiche dei siti inquinati. Ad oggi la contaminazione dell'area perimetrata ed oggetto degli interventi, si sarebbe ridotta «tra il 30 ed il 40% rispetto ai valori iniziali (fonte: assessorato all'ambiente, agosto 2012)».
Colleferro, l'area del termovalorizzatore
INDAGINE EPIDEMIOLOGICA - Nel 2008 la prima indagine epidemiologica - ne verrà fatta un'altra due anni dopo con esiti stranamente più miti - evidenziò i gravi problemi per la salute portati da anni di avvelenamento. Come scrive il rapporto della Asl Roma E: «L’area di Colleferro è stata oggetto di un inquinamento ambientale da fonti molteplici e le modalità di contaminazione umana sono state diverse. Il complesso industriale ha sicuramente causato un inquinamento dell’aria da sostanze chimiche e prodotti della lavorazione fin dai primi tempi della propria attività e i cui livelli e la cui estensione nel territorio sono oggi poco documentabili». I lavoratori - prosegue il testo - «sono stati esposti a sostanze tossiche in ambiente di lavoro, in particolare prodotti chimici ed amianto».
L'impianto dove si producevano i pesticidi organici
PESTICIDI NEL CIBO - Le persone che hanno risieduto lungo il fiume hanno assorbito ed accumulato nel tempo pesticidi organici soprattutto tramite la via alimentare. I risultati della indagine mostrano che alcuni effetti sanitari possono essere ragionevolmente messi in rapporto con tali esposizioni. «Il quadro di aumento della patologia respiratoria e cardiovascolare riscontrato nel comune di Colleferro e nelle aree rurali vicine - dice l'indagine - può essere in parte attribuibile all’inquinamento dell’aria negli anni trascorsi. Gli eccessi di tumore della pleura possono essere messi in rapporto con la esposizione ad amianto in ambito occupazionale mentre la esposizione a sostanze chimiche può aver causato l’eccesso di tumori della vescica tra gli operai esposti». Tanto che l'area è stata ribattezzata «la Valle dei tumori». Mancano aggiornamenti recenti: nell'agosto 2012, ad una interrogazione dei radicali del Lazio, non rispose la presidente Polverini in veste di delegato alla salute, ma solo l'assessorato all'Ambiente.
Sulla Valle del Sacco insiste poi l'impatto dell'impianto per il trattamento dei rifiuti bloccato dal Noe dei carabinieri nel 2009, nonché quello della produzione di un insetticida (vietato solo dal 2001) finito nel foragio e nel latte crudo di 32 aziende bovine e 9 ovine: indagini epidemiologiche analizzano da tempo sospette morie di bestiame e di pesci nel fiume, nonchè numerosio casi di tumori nella popolazione. Con un inquinamento ambientale che, nel complesso, potrebbe superare quello contestato intorno all'Ilva di Taranto.
Ancora oggi nell’area sono attive produzioni belliche «ma sull’inquinamento ci sono ancora poche informazioni pubbliche, a causa del segreto militare - spiegano gli ambientalisti - e di una contaminazione molto complessa che deriva da tantissime attività che si sono succedute negli anni in tutta la Valle del Sacco, diventata recentemente "Sito di interesse nazionale da bonificare"».
FORNITORI DI SADDAM HUSSEIN - Quanto ai clienti dell'industria bellica, «nel 1982, l’Iraq di Saddam Hussein, come molti altri Paesi emergenti», stava effettuando la sua corsa al riarmo, «progettando e costruendo la sua macchina bellica in chiave anche chimica e di distruzione di massa, con l’ausilio delle capacità produttive e ingegneristiche di Paesi avanzati... I rapporti Unmovic, ovvero della Commissione ispettiva creata dalle Nazioni Unite nel 1999 al fine di monitorare le capacità belliche dell’Iraq, fanno emergere «notizie di collaborazione tra l’Iraq e aziende italiane, non menzionate però esplicitamente», ribadisce Legambiente.
UN CASO ILVA A SUD DI ROMA - E torniamo ai giorni nostri. «Se alla situazione emersa dell’Italcementi, si aggiunge un contesto ambientale già gravemente compromesso, in un territorio sul quale insiste anche l’inceneritore, già finito sotto la lente degli inquirenti per dei gravissimi illeciti ambientali, si compone un quadro di devastazione ambientale pari a quello dei siti più inquinati d’Italia, come l’Ilva di Taranto». E nella zona il futuro sembra parlare di nuove ferite per l'ambiente: dopo anni di sversamenti nella discarica di Colleferro, di incenerimento dei rifiuti, di pneumatici e biomasse, infatti, si vogliono installare anche impianti di Tmb (trattamento biologico meccanico dei rifiuti) per produrre combustibile da rifiuto.
NO TAX AREA INVECE DEI RIFIUTI - I verdi del Lazio, contrari a nuove opere, propongono un'alternativa: «Non possiamo permettere che si costruiscano altri impianti per alimentare gli inceneritori - conclude - un altro modello di sviluppo è possibile, e passa per la filiera della riduzione, del riuso, della raccolta differenziata e del riciclo e dal rilancio del territorio che passa attraverso le bonifiche». A margine dell'ultima manifestazione celebrata nella zona, : «Chiediamo che sia istituita subito una "No Tax area" per la Valle del Sacco, per attrarre imprese e lavoro e portare sviluppo a quest'area - troppo a lungo sacrificata dalle scelte della politica con rifiuti e inquinamento - e un processo di bonifiche che la restituisca ai cittadini».
Ceprano - La ex cartiera Vita Mayer, abbandonata in un mare di eternit.
Scorcio fotografico della ex cartiera Vita Mayer, sulle sponde del Liri a Ceprano, abbandonata da oltre 30 anni.
Nell'enorme fabbricato dismesso sussistono due coperture in eternit grosso modo valutabili in 2000 mq di estensione.
In un'Italia normale questa costruzione sarebbe recuperata e restituita alla fruizione pubblica, nell'Italia di oggi rimane da anni a marcire. Chissà se siano stati stanziati o no fondi per il suo recupero.

A questo link puoi trovare una galleria fotografica dell'interno dell'ex cartiera.
Fausto Bernardini
Nell'enorme fabbricato dismesso sussistono due coperture in eternit grosso modo valutabili in 2000 mq di estensione.
In un'Italia normale questa costruzione sarebbe recuperata e restituita alla fruizione pubblica, nell'Italia di oggi rimane da anni a marcire. Chissà se siano stati stanziati o no fondi per il suo recupero.
A questo link puoi trovare una galleria fotografica dell'interno dell'ex cartiera.
Fausto Bernardini
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sabato 15 giugno 2013
Anitrella, frazione di Monte San Giovanni Campano
Anitrella frazione di Monte San Giovanni Campano - FR -
Più volte e su più giornali l'ho definita frazione Martire dell'Ambiente. Non è un malaugurio ma la constatazione a priori di quanto avverrà intorno al 2020. Il Centro Abitato della nostra frazione è situato sulla riva del fiume Liri e presenta gli unici ricordi storici di quello che fu il posto meno retrivo di Monte San Giovanni Campano; infatti sono ancora presenti , anche se in parte modificate, le strutture della rinomata cartiera che fu capace di creare tanta occupazione sul nostro territorio. Purtroppo negli anni '60 con l'avvento della politica spicciola e fanfarrona le cose precipitarono e iniziò il degrado più assoluto per quel luogo. Le vestigia post industriali si possono riconoscere dalle coperture in eternit nel più completo stato di abbandono, tra l'indifferenza di tutti e soprattutto nell'indifferenza dei politicanti che usano l'amianto come cavallo di battaglia per essere eletti ma poi sistematicamente se ne dimenticano anche se c'è chi scrive di queste cose e ci sono anche i giornali che le pubblicano. Rimbalzano come trottole le responsabilità della presenza di eternit all'Anitrella come se la salute dei Cittadini avesse un valore contrattuale oppure come se fosse assegnato un valore per ognuno di loro...di noi! Oramai la rassegnazione dei Monticiani dell'Anitrella è palpabile; sono rassegnati a quello che accadrà anche se eccellentissimi politicanti locali
mettono in dubbio nientemeno quello che dichiara l'Organizzazione Mondiale della Sanità che prevede il picco della malattia provocata dalle fibre di amianto contenute nell'eternit per il 2020. Non riesco ancora a capire come si possa quantizzare il valore della vita umana e per questo mi sono impegnato di parte con i piccolini (senza che loro lo sappiano) dell'Anitrella per quella che sarà la battaglia dell'Anitrella che non cesserà fino a quando tutto sarà bonificato. Intanto si sappia in giro che è in preparazione un esposto alla Procura della Repubblica di Frosinone dove sarà esplicitato il pericolo in divenire così come segnalato dall'OMS così...un giorno nessuno potrà dire: Non sapevamo, nessuno ce l'aveva detto ... le solite scuse non avranno fondamenta su cui reggersi.
Invito i miei concittadini dell'Anitrella a contattarmi presso questo indirizzo di posta elettronica: m5smsgc@gmail.com Marco Belli qualora fossero intenzionati a sottoscrivere l'esposto del pericolo in divenire o a proporre qualsiasi altra forma di protesta. Comunque sappiano tutti che il costo al metro quadrato per la bonifica totale dell'eternit è di circa 8 euro a metro quadrato e siccome la spesa totale si pottrebbe aggirare sui 30.000 euro più o meno ...tutto questo problema per chi spende dieci volte tanto in marciapiedi che non servono a nessuno non ci dovrebbe neppure essere. Affermo quindi che c'è la volontà di far permanere l'eternit all'Anitrella e il resto sono esclusivamente SCUSE.
Più volte e su più giornali l'ho definita frazione Martire dell'Ambiente. Non è un malaugurio ma la constatazione a priori di quanto avverrà intorno al 2020. Il Centro Abitato della nostra frazione è situato sulla riva del fiume Liri e presenta gli unici ricordi storici di quello che fu il posto meno retrivo di Monte San Giovanni Campano; infatti sono ancora presenti , anche se in parte modificate, le strutture della rinomata cartiera che fu capace di creare tanta occupazione sul nostro territorio. Purtroppo negli anni '60 con l'avvento della politica spicciola e fanfarrona le cose precipitarono e iniziò il degrado più assoluto per quel luogo. Le vestigia post industriali si possono riconoscere dalle coperture in eternit nel più completo stato di abbandono, tra l'indifferenza di tutti e soprattutto nell'indifferenza dei politicanti che usano l'amianto come cavallo di battaglia per essere eletti ma poi sistematicamente se ne dimenticano anche se c'è chi scrive di queste cose e ci sono anche i giornali che le pubblicano. Rimbalzano come trottole le responsabilità della presenza di eternit all'Anitrella come se la salute dei Cittadini avesse un valore contrattuale oppure come se fosse assegnato un valore per ognuno di loro...di noi! Oramai la rassegnazione dei Monticiani dell'Anitrella è palpabile; sono rassegnati a quello che accadrà anche se eccellentissimi politicanti locali
mettono in dubbio nientemeno quello che dichiara l'Organizzazione Mondiale della Sanità che prevede il picco della malattia provocata dalle fibre di amianto contenute nell'eternit per il 2020. Non riesco ancora a capire come si possa quantizzare il valore della vita umana e per questo mi sono impegnato di parte con i piccolini (senza che loro lo sappiano) dell'Anitrella per quella che sarà la battaglia dell'Anitrella che non cesserà fino a quando tutto sarà bonificato. Intanto si sappia in giro che è in preparazione un esposto alla Procura della Repubblica di Frosinone dove sarà esplicitato il pericolo in divenire così come segnalato dall'OMS così...un giorno nessuno potrà dire: Non sapevamo, nessuno ce l'aveva detto ... le solite scuse non avranno fondamenta su cui reggersi.
Invito i miei concittadini dell'Anitrella a contattarmi presso questo indirizzo di posta elettronica: m5smsgc@gmail.com Marco Belli qualora fossero intenzionati a sottoscrivere l'esposto del pericolo in divenire o a proporre qualsiasi altra forma di protesta. Comunque sappiano tutti che il costo al metro quadrato per la bonifica totale dell'eternit è di circa 8 euro a metro quadrato e siccome la spesa totale si pottrebbe aggirare sui 30.000 euro più o meno ...tutto questo problema per chi spende dieci volte tanto in marciapiedi che non servono a nessuno non ci dovrebbe neppure essere. Affermo quindi che c'è la volontà di far permanere l'eternit all'Anitrella e il resto sono esclusivamente SCUSE.
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